Monday, June 16, 2008

Lavoro interessante per certi versi.... (parte 2)



Questa mattina mi dirigo come tutte le mattine verse la mia classe, mi viene incontro una collega dicendomi che i supervisori hanno previsto per me oggi un compito diverso.
Vado quindi nell'ufficio dei supervisors*, Chuck mi dice che devo andare all'ospedale per assistere B., un ragazzo della scuola che da qualche giorno è lì ricoverato.
B. frequenta la scuola/residenza speciale dove lavoro in quanto gli hanno diagnosticato la sindrome di Asperger. La sindrome di Asperger è un tipo di autismo, caratterizzato in genere da attività stereotipate e da difficoltà nell'interazione sociale. Le persone affette dalla sindrome di Asperger non presentano, a differenze invece delle altre forme di autismo, difficoltà nell'espressione linguistica e/o nell'apprendimento cognitivo. Combinato alla sindrome di Asperger a B. hanno diagnosticato anche un il DOC (o OCD, secondo la dicitura inglese), ossia il disturbo ossessivo-compulsivo.
B. è un ragazzo di 17 anni con un rendimento scolastico, soprattutto in ambito scientifico, superiore alla media, il suo sguardo difficilmente incontra quello delle altre persone. B. ha una bassa soglia di sopportazione delle frustrazioni e può diventare aggressivo verso se stesso, le cose e gli altri.
Il terapista e i supervisors* della scuola hanno deciso, dopo una serie di eventi molto aggressivi di B., di farlo ricoverare in ospedale, perché possa ricevere un aiuto più idoneo.
Ogni giorno un lavoratore della struttura scolastica e residenziale dove B. si trova deve essere presente all'ospedale dove è ricoverato.
Oggi è stato il mio turno!

E' la terza volta che entro in un ospedale americano (sempre per accompagnare ragazzi della scuola, mai so far - tocco il legno, e non il ferro come in Italia! - per me), ma è la prima volta che ci sto per ben 8 ore, senza sostanzialmente far niente se non parlare un po' con B., parlare qualche volta con il personale (medici, personale paramedico, ...), leggere, ascoltare voci, osservare persone, fare domande, guardare la tv, ...
B. è stato ricoverato 5 giorni fa attraverso l'E.R. (Emergency Room ossia il nostro Pronto Soccorso) e dopo 5 giorni B. si trova ancora nel reparto dell'E.R., ovvero in una stanzetta dove c'è solo lui su un letto con delle ruote.
Verso le 10 arriva un'infermiera che lo sveglia, lo fa alzare e lo conduce, con me al seguito, in una stanza, che chiamano Family Room, ovvero una sala per le visite, dove ci sono altri due pazienti con un'infermiera, o come si definisce lei una sitter, cioè una persona in questo caso, che si prende cura dei pazienti (un po' il mio compito di oggi in realtà).
Lo spostamento di B. e degli altri due pazienti nella stessa Family Room è dovuto al fatto che delle persone appena arrivate in ospedale hanno avuto bisogno di posti letto occupati prima dai tre. I tre ora si trovano a dover passare il loro tempo in questa piccola stanzetta con delle sedie, un tavolino e una tv e con la prospettiva di doverci stare anche la notte. Il motivo? Non ci sono letti a sufficienza nell'E.R..

Non posso nascondere il mio stupore e in un certo senso il mio disappunto.
Sentimenti che tra l'altro solo ora sto esprimendo così chiaramente.
Infatti la situazione in cui mi trovavo non mi permetteva di mettere a nudo le mie posizione sulla sanità americana, mettendola a confronto con quella italiana:
- ero in un'E.R. americana (senza George Clooney, tra l'altro!);
- con a carico un ragazzo, seppur sotto sedativi, ma comunque con degli impulsi tendenzialmente aggressivi;
- in una stanza da 3m per 4 con dentro 5 persone, di cui, oltre a me e al "mio" B., un giovane in via di disintossicazione da eroina da soli 3 giorni, che non riusciva a trovare la posizione per dormire e quindi continuava ad imprecare contro il mondo;
- una sitting che aveva in carico il giovane-imprecatore e un uomo, sulla 40ina, con non so quale problema, la quale cercava il mio sguardo e la porta d'uscita ad ogni imprecazione;
- una trasmissione (non riesco ora a ricordare il titolo) in tv molto amata dagli americani e da chi segue programmi americani anche in Europa, una specie di Maria De Filippi che parla di problemi di coppie e figli, dove in quel momento c'erano due che litigavano per la custodia dei figli.

'Sta di fatto che in tutta questa situazione l'unico che apertamente si è lamentato del fatto di essere stato messo in quelle condizioni, frustranti e poco confortevoli, specialmente per un paziente (non si trattava di persone in attesa che partisse l'aereo per le vacanze!), è stato il ragazzo in via di disintossicazione. Nessuno ad alzare la voce, nessuno a chiedere informazioni. Nemmeno i familiari del 40enne un lamento.

Anche questa è America!
Vi immaginate in Italia?!

Come è andata a finire?
- Il giovane-imprecatore, dopo un'ora e dopo aver seccato tutte le infermiere che si avvicinavano alla stanza, ha ricevuto il via libera di lasciare l'ospedale;
- Il mio B. è stato buono buonino tra ascoltare il suo iPod, guardare della TV, scambiare due parole con me, mangiare e dormire. Lo psichiatra che lo ha visitato ha deciso che non era ancora pronto per tornare alla scuola-residenza;
- Il 40enne ha passato il suo tempo tra la visita della moglie, la figlia e poi la sorella. Anche lui buono buonino senza un lamento della scomodità della situazione;
- Verso l'una è arrivato un altro paziente, a rimpiazzare quello che ha lasciato. Anche questo un giovane in via di disintossicazione (dalle dimensioni "armadio"), con figli in via di custodia, una separazione in corso, che era stato appena ricoverato e sedato, dopo aver tra l'altro cercato di aggredire una guardia dell'ospedale ( ci ha fatto lui il racconto della sua vita);
- Alle 3pm la sitting è stata sostituita da una collega, che ha deciso di fare sorveglianza ai suoi custoditi fuori dalla stanza (dopo aver visto, secondo me, il giovane-armadio che vagava nella stanza, senza riuscire a trovare una posizione);
- Alle 3.15 pm anch'io sono stata sostituita da una collega.

* il supervisor corrisponde alla nostra figura di coordinatore, non ha niente a che fare con la figura del supervisore nelle strutture socio-educative italiane, che ha invece il compito di supportare e supervisionare dal punto di visto socio-educativo-psicologico il lavoro dei professionisti.

Nella foto: il falò che abbiamo fatto con dei colleghi di lavoro qualche sera fa.

11 comments:

  1. Marina... che descrizione scientifica! Sembri una giornalista incallita e non un'incazzata italiana. A me la prima cosa che viene in mente è che questi americani pagano un sacco per essere buttati giù dal letto e messi in una stanzetta e neppure si lamentano!
    Incredibili.

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  2. Ciao Marina, ricambio con piacere la visita! Trovo interessantissimo il tuo blog, che racconta un'America completamente diversa da quella che vedo qui ogni giorno. Sono stata da poco sulla East Coast e devo dire che un pò mi manca! Ti ho aggiunta ai miei link, spero che la cosa non ti dia fastidio...

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  3. @cato: ho cercato di descrivere il più possibile i fatti per stimolare reazioni dai lettori. In realtà questa vicenda mi ha colpito molto e mi ha fatto vedere un aspetto dell'America, che è quella del disagio mentale, delle tossicodipendenze.
    Solo il ragazzo che poi ha lasciato l'ospedale (per andarsi a cercare dell'eroina, l'unica cosa che lo faceva stare bene, così ha detto!) ha avuto il coraggio di parlare.
    Eppure gli americani non stanno zitti, si lamentano, non con grida ed insulti all'italiana, ma servendosi di costumer service, questionari, lettere, denunce,...

    @aelys: mi fa onere essere tra i tuoi link, tu sei tra i miei tra l'altro e nemmeno ti ho chiesto cosa ne pensi. In mio aereo verso l'Italia a fine agosto parte da San Francisco, quindi l'west sarà l'ultima tappa americana. Ti chiederò consigli a riguardo.

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  4. Che esperienza! Quasi simile a quella che avevo fatto io a fine anno, mio malgrado. Stare in ospedale m'innervosisce, a volte mi manca pure l'aria ... per non parlare di quando sembra si dimentichino che qualcuno (io) stava aspettando. La verità è che ormai il mondo della sanità e non solo è un caos frenetico, ed è forse per questo che il primo tossico-dipendente ce l'aveva con tutti!

    Un saluto, un abbraccio e buona fortuna per il resto della tua permanenza in America! ^_^

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  5. Un altro "spaccato" di vita americana che ci racconti e che rimango sempre incuriosito.
    E' vero, noi avremmo alzato la voce e gridato, invece gli americani lo fanno con mezzi più "pacifici"...
    Continua a raccontarci Marina.

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  6. Purtroppo non saremo a San Francisco a fine agosto, ma sarò ben felice di darti tutte le informazioni che vuoi sulla città. Se non ci sei mai stata, ti consiglio di portare con te qualche giacca pesante: il tempo qui d'estate non è particolarmente caldo!

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  7. cara Marina,
    è un piacere scoprire il tuo blog :) io sono in Italia per l'estate ma rientrerò negli USA ad agosto e mi trasferirò in Virginia per lavorare/studiare a UVA. Mi aggiornerò leggendo un pò il tuo blog! take care! a presto ;)

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  8. Mi sa che te l'ho gia detto quanto ammiri il lavoro che fai... comunque mi ripeto: brava!

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  9. la tua quotidianità è veramente affascinante...direi che quando rientrerai in italia sarai veramente pronta a tutto! Rimane comunque un paese, mi sembra, in parte insondabile in certe sue caratteristiche..sarei curiosa di conoscere quali secondo te sono le principali differenze "antropoligiche" che hai trovato.Magari nel prossimo post..o davanti ad una birra all'Highlander! paola

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  10. Ciao! E' da un pò che non mi faccio sentire, ma leggo sempre volentieri i commenti alle diverse situazioni di vita.Di solito ci lamentiamo della nostra sanità, ma c'è di peggio soprattutto per chi non possiede mezzi finanziari adeguati. Mancano pochi giorni alla fine dell'esperienza americana e vi ringrazio della vostra condivisione a distanza! Un grosso saluto! Damiano

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  11. E' un po' che non scrivi sul blog, ma che t'è successo? Non ci racconti più niente?!

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